Modelli  naviganti  a vela

Le premesse

Il perfezionamento

l’ YRCTC (Yacht RadioComadati Torino)

Il Guinness dei Primati 

Il Record 2003

Come si costruisce una barca

Come si fanno le vele

 

Le premesse

Dopo anni di costruzione di modellismo in tutti i campi, appassionandosi di vela Sergio non poteva non iniziare la costruzione di qualche barchina a vela. La scusa….fu quella di fare un modellino per il figlio 12enne Stefano. Per le feste di Natale gli regalò un radio-comando e poi insieme, in un paio di serate di lavoro costruirono una barca di compensato a spigolo, vagamente ispirata ad un Vaurien.  

La barca navigò subito bene, ma come tutte le cose nuove aveva dei difetti dovuti alla mancanza di esperienza. La pinna era in scala rispetto ad una barca vera, quindi il modello aveva delle prestazioni molto vantaggiose specialmente con vento leggero, ma scarsa stabilità.  Il difetto più grave però era che lo scafo era a pozzetto aperto, da deriva, e senza riserve di galleggiamento. 

Dopo poche navigate molto soddisfacenti, la prima volta che ci fu vento più rafficato la barca scuffiò ed andò a fondo. Non fu possibile un recupero immediato e la barca andò perduta.

 

La seconda costruzione fu la riproduzione del Valentina, un 6 metri S.I. di Gary Mull di cui una rivista nautica pubblicò i disegni. Il modello venne chiamato Albatros e i piani di costruzione furono pubblicati dalla rivista MODELLISTICA International.

Albatros 

L’esperienza negativa della prima costruzione insegnò a Sergio a fare una barca ben stagna e quindi inaffondabile, ma ancora un difetto notevole rimaneva: la riduzione in scala perfetta.  

Alle prove in mare il modello, che aveva uno scafo tondo e quindi con poca stabilità di forma, con pochissimo vento sbandava troppo e quindi non “teneva vela”. Aumentare il peso di zavorra non era possibile oltre un certo limite perché la barca si immergeva troppo perdendo la linea.

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Il perfezionamento

La soluzione venne grazie ai consigli di un amico velista ingegnere e professore al Politecnico di Torino che spiegò i principi della costruzione di un modello in scala destinato alla navigazione.  

Semplificando si può dire che riducendo la lunghezza di una barca di circa 10 metri di 10 volte diventa di un metro, la superficie velica, che però va al quadrato, da circa 50 mq si riduce di 100 volte diventando 0,5mq e il volume che va al cubo si riduce di 1000 volte passando da circa 4 tonnellate a 4 chili. 

Ora è evidente che il raddrizzamento di una chiglia ridotta di 100 volte rispetto alla superficie velica è assolutamente insufficiente, mentre la velatura 10 volte superiore alla lunghezza della barca è fortemente vantaggiosa. 

Con i consigli dell’ingegnere e con successive esperienze i modelli di Sergio diventarono sempre più equilibrati e performanti. 

Negli anni furono realizzati modelli sempre più belli delle barche più famose, apprezzate ed ammirate sia dai modellisti che dai velisti veri. 

Gli amici si appassionarono e qualcuno cominciò a costruire modelli approfittando degli stampi messi a disposizione da Sergio che per ottimizzare le prestazioni aveva quasi subito adottato la costruzione in vetroresina su stampo femmina.

Barche d'epoca 

al laghetto di Italia'61 

a Torino

A Torino c’è un bel laghetto nel parco di Italia’61 dove si andava a far navigare i modelli e si organizzavano le prime regate così la compagnia aumentò velocemente e nacque il primo Club Modellisti: 

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l’ YRCTC (Yacht RadioComadati Torino)

Si organizzarono campionati e manifestazioni varie, arrivarono i primi Sponsor, il Comune di Torino diede il Patrocinio, la Stampa e le TV locali ed anche nazionali parlavano delle piccole barche a vela al laghetto.

Presto fioccarono anche gli inviti ad esibire le barche in manifestazioni importanti come il Trofeo Zegna a Portofino, all’Accademia di Livorno, al Giro d’Italia a vela che quell’anno partiva dalla Liguria, al Trofeo Trombini di Ravenna etc. Anche nei vari Saloni Nautici, come a Genova, a Viareggio e a Montichiari sul Garda i modelli erano esposti in stands a terra ed esibiti in piscine appositamente allestite.

In Italia ci sono molti modellisti che costruiscono barche a vela. Anche la FIV ha una sezione, la  MODELVELA che organizza regate e campionati. Gli italiani sono molto bravi e le barche di altissime prestazioni di tecnologie e forme molto sofisticate ma che poco assomigliano alle barche vere. 

Sono molto apprezzate dagli “intenditori” ma indifferenti ai non iniziati. Invece i torinesi hanno realizzato sempre modelli di barche vere, quelle di volta in volta sempre più famose e conosciute anche dal grande pubblico e questo probabilmente è stato il motivo del grande successo. 

Barche molto belle ma anche molto veloci e perfettamente equilibrate, marine al punto da entrare nel 

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